INFO POINT TEANA

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MUSEO DELLA CIVILTÀ CONTADINA - Sala espositiva MARINO DI TEANA

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Descrizione

La storia del museo e dei suoi reperti

Ogni giorno, i bambini portavano a scuola qualche oggetto ritrovato a casa, di cui non ne conoscevano l’utilità. Così giorno dopo giorno, il materiale è aumentato e attualmente è possibile ritrovare tutti gli oggetti che servivano alla comunità. Si tratta di migliaia di reperti ubicati al primo piano di un edificio comunale, distinti in vari locali: attrezzi per la cucina, camera da letto, cantina, attrezzi per il lavoro nei campi.

Tra gli attrezzi ritroviamo la “fazzatora” un contenitore di legno, simile ad una grande bacinella in cui veniva preparato l’impasto per il pane, ogni famiglia, fino a non molto tempo fa, infatti, realizzava da sola il pane, alimento di base della dieta contadina. Per mantenere la morbidezza e la fragranza del pane più a lungo veniva a volte aggiunta qualche patata.

Proseguendo troviamo “l’appendi-rame” una sorta di moderna cristalliera, in cui riporre le pentole e gli utensili in rame e ancora bacinelle, attrezzi da cucina, grandi e larghi piatti di terracotta che servivano come piatto di unica portata e cesti in vimini. Un altro grande attrezzo colpisce l’osservatore moderno ed è il “telaio”, esso serviva per tessere appunto il corredo e per realizzare quei pochi capi che servivano come asciugamani, lenzuola coperte, tovaglie tovaglioli e i famosi “maccaturi” (termine di derivazione spagnola a testimonianza del passato seicentesco dell’abitato) fazzoletti e strofinacci “stiavucchi”.

In passato a Teana si tesseva anche la ginestra e alcuni capi sono conservati nel museo. Luogo molto importante era il focolare domestico, intorno al quale si riuniva la famiglia, e spesso era luogo di aggregazione tra famiglie vicine.

Altro reperto importante è la “cavidara” grande pentolone appoggiato su un rialzo in ferro “tre piedi” e legato alla cappa tramite una corda in ferro “camastra”. 

Troviamo poi ferri da stiro a carbone, non certamente a vapore; e pochi altri oggetti. Spesso le antiche abitazioni povere erano in sostanza dei monolocali, i più fortunati avevano una seconda stanza quasi sacra, dove a volte venivano conservate come in un altarino le rare foto di cari defunti. Il letto dicevamo era qualcosa di importante la parte più intima della casa, si dava tanta importanza ad esso che ancora oggi resiste l’usanza di dedicare particolare attenzione all’allestimento del letto dei futuri sposi. Il materasso più antico veniva realizzato con la parte esterna che ricopre la pannocchie di mais, per i più fortunati lana di pecora. Accanto al letto “la naca” una culletta in legno.

L’economia contadina non dava molta importanza alla casa, che spesso era piccola, perché la comunità il più delle volte trascorreva la vita nei campi, la terra, invece, quella si che doveva essere molto estesa perché era sinonimo di ricchezza. Proprio per questo motivo nel museo ritroviamo tanti attrezzi che servivano per il lavoro nei campi. Attrezzi che venivano usati per il giogo dei buoi oppure selle, e ceste da utilizzare per l’asino, fedele compagno del contadino, mezzo privilegiato di trasporto per l’epoca, usato per trasportare la legna, i prodotti dell’orto o i bambini che seguivano spesso la famiglia in campagna.

I contadini

I costumi dei contadini erano semplici, così come si può desumere dall’analisi degli attrezzi utilizzati sia in casa sia nel lavoro in campagna. La vita del contadino si esplica nei campi, si cura poco del vestire ma ci tiene all’abito della festa o della domenica. La vita contadina inoltre è tutta incentrata sulla famiglia in genere molto numerosa, composta dal capofamiglia, il marito o il figlio maggiore, la moglie, molti figli e spesso anche nonni o zie non sposate fanno parte del nucleo familiare. Il contadino si alimenta in genere principalmente di vegetali: pane di grano e granturco, patate, legumi, peperoni e formaggio. La carne viene consumata in caso di malattia, in occasione di feste importanti e quando muoiono gli animali.

La dieta contadina: al mattino il “rompi digiuno” pane, uova e qualche formaggio, a pranzo minestra o maccheroni o comunque pasta fresca fatta a mano e lo stesso a cena, acqua o vino e frutta di stagione fresca oppure secca, per fare un esempio fichi secchi, lasciati essiccare al sole sul finire dell’estate e conservati come caramelle per i bambini e come dessert natalizio. Il condimento più diffuso è l’olio o lo strutto di maiale. Il vino si consuma soprattutto in occasione della mietitura e quando si zappa la vigna. Le donne indossano la gonna e usano coprirsi il capo, anche le braccia soprattutto in Chiesa raramente sono scoperte. Le contadine in genere sanno tessere, si occupano della pulizia, della cucina, di lavare la biancheria presso i lavatoi comunali, oppure come hobby filano la lana, il cotone e la ginestra. Esse hanno l’abitudine di portare grossi pesi sulla testa. I bambini aiutano spesso nel lavoro nei campi o con gli animali, mentre le bambine collaborano ai lavori domestici oppure si occupano dei fratelli più piccoli.

Tradizioni enogastronomiche

Le eccellenze prodotte nel territorio di Teana si riconoscono per la genuinità e resistere è davvero impossibile. Nei grandi pentoloni troviamo spesso o i tipici “rasckatiell di miskiglio”, pasta fatta in casa preparata con un miscuglio di farina di grano e di legumi, in particolare fave, poi condita con pomodori freschi e basilico. Questo era il piatto giornaliero, piatto unico spesso preparato velocemente dal ritorno dai campi. Nei giorni di festa, in particolare durante il periodo di carnevale i “maccaruni cà millica”, un’altra prelibata tipologia di pasta casereccia, questa volta condita con la mollica di pane. A completare il paniere di bontà: vino locale, salumi, miele e formaggi.

Un rito molto importante era l’uccisione del maiale, riserva di cibo per la famiglia, molti sono anche gli apicoltori ancora oggi presenti sul territorio, così come ancora vengono realizzati alcuni formaggi, anche questo oggi un’eccezione, mentre in passato era quasi una pratica comune la caseificazione la “matinata”.

La patata altro elemento tipico dell’alimentazione contadina di Teana, molto particolare per le sue particolarità organolettiche è la “patata di Teana” con la quale si puo’ preparare di tutto dall’antipasto al dolce. Si va dalle squisite polpette di patate, alla pasta e patate, patate fritte e al forno, insalata di patate e zeppole di patate, insomma sono una costante nei prodotti tipici.

Infine , solo per citare qualche oggetto parliamo brevemente della “sartania”, un padella che significava festa, dalle patate fritte, alle “cuculelle” polpette di patate, ai dolci di Natale, a base di castagne o le crespelle, tipiche del capodanno. Molti e molti altri piatti si possono gustare a Teana, tutti preparati con prodotti genuini a Km zero.

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